
Sommario:
- Essere padri disabili
- Sentenza del consiglio di stato sulle rette di degenza
- Seminario: I servizi della Provincia di Bologna
per le persone disabili
- Documento Anffas sugli esami di terza media
- Gite scolastiche e alunni disabili
- Giochi nazionali estivi di Special Olympics
- Proposta di legge sulla disabilità intellettiva
- Lavoro: seminario del progetto OPPLHA
- Sito di terapisti senza frontiere
- Seminario sulla accessibilità ai siti
web
- Convegno nazionale sulla disabilità grave
- La sindrome di down in un quadro del '400
- Lavoro: seminario del progetto Praxis
- Un gruppo di lavoro su handicap e sessualità
ESSERE PADRI, ANCHE DISABILI
L’AIAS, insieme
all’Associazione Girorotondo
e alla Provincia di Bologna - Assessorato
alla sanità, promuove un convegno sui temi della paternità.
L’iniziativa nasce dall’idea di valorizzare la figura del
padre e la funzione paterna come risorsa nello sviluppo emotivo e nella
formazione della personalità dei figli. Centrare l’attenzione
sulla presenza del padre oggi, riflettendo su tutti gli aspetti che lo
riguardano, dal piano culturale, a quello sociologico e psicologico, affrontando
temi quali l’immagine del padre nella storia e nella cultura, nel
lavoro e nella società, nella crescita e nella evoluzione dei figli.
Il seminario si svolgerà Sabato 20 marzo dalle ore 9.30 alle 13.00
presso il Centro Sociale Villa Torchi, via Colombarola 40 - Bologna (zona
Corticella).
Tra gli interventi legati alle proprie personali esperienze anche quello
di un padre disabile.
Info: AIAS, Carlo Ciccaglioni 051/454727 - E-mail: info@aiasbo.it
UNA RECENTE SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO CONDANNA UNA
ASL AL PAGAMENTO DELLE RETTE DI DEGENZA PER UN SOGGETTO CON GRAVE INSUFFICIENZA
MENTALE E AUTISMO
Dal comunicato stampa del Gruppo
Solidarietà di Ancona:
Con una recente sentenza il Consiglio di Stato ha condannato la ASL 5
di Jesi al pagamento della retta di degenza di un soggetto affetto da
insufficienza mentale di grado elevato con disturbo autistico, disabile
psichico intellettualmente e mentalmente. La Asl riteneva di non essere
tenuta al pagamento della retta, in quanto l’intervento non rientrava
tra le prestazioni sanitarie ma in quelle assistenziali di competenza
del Comune.
La Sentenza ha ribadito la competenza sanitaria - dunque l’assunzione
dei corrispondenti oneri - negli interventi con carattere di “cura”
delle patologie in atto, ricordando che la stessa normativa non dispone
che debbano definirsi tali solo i trattamenti che lascino prevedere la
guarigione o la riabilitazione del paziente. A tale riguardo, specifica
la sentenza pare dirimente proprio il l’Atto di indirizzo sull’integrazione
socio sanitaria del 2001, nella parte che considera di carattere sanitario
“i trattamenti volti al contenimento di esiti degenerativi o invalidanti
di patologie congenite o acquisite”. La Sentenza ribadisce, dunque,
che la competenza del settore sanitario (e dunque anche i conseguenti
oneri finanziari) non si arresta alla fine di un processo che può
portare alla guarigione o alla riabilitazione, ma rimane anche quando
gli interventi sono “volti al contenimento di esiti degenerativi
o invalidanti di patologie congenite o acquisite”. Insomma la cura
non termina, come in troppi vogliono far credere al solo fine di ridurre
le spese sanitarie, nelle fasi acute e post acute della malattia. Quando
i trattamenti sono volti al contenimento di esiti degenerativi o invalidanti
di patologie congenite o acquisite non cessa, come ricorda la sentenza,
la competenza del settore sanitario. E dunque le spese per questi interventi
non sono a carico del settore sociale o peggio ancora dei cittadini.
La sentenza è importante perché ancora una volta conferma
la tesi, in rispetto della normativa vigente, che alla sanità e
non all’assistenza competono gli interventi di cura quand’anche
non portino alla guarigione. Ciò purtroppo quasi mai avviene per
migliaia di cittadini affetti da gravi malattie che sono inguaribili (ma
non per questo incurabili), che hanno necessità di servizi diurni
o residenziali (anche a causa della scarsità di quelli domiciliari),
il settore sanitario si dice non più competente ad intervenire
scaricando così sul settore sociale (che poi significa quasi sempre
famiglia) le proprie competenze con rette di degenza anche 1000-2000 euro
al mese.
Per quanto riguarda ad esempio gli anziani malati cronici non autosufficienti,
ciò significa il perpetuare il ricovero presso strutture assistenziali
come le case di Riposo, con rette a completo carico dei malati ricoverati.
Chi paga il ricovero, solo per fare alcuni esempi, di gravi anziani non
autosufficienti non curabili a domicilio. chi paga il ricovero di gravi
malati di Alzheimer, chi paga il ricovero di molti soggetti con malattia
mentale?
Le ripetute sentenze del Consiglio di Stato, in ossequio alla normativa
vigente, ribadiscono che la competenza è del settore sanitario.
Dunque sulle ASL ricade l’onere finanziario delle prestazioni.
Il testo della sentenza integrale è disponibile presso il sito
del Gruppo Solidarietà.
(Fonte: Gruppo solidarietà
- Castelplanio, Ancona)
"I SERVIZI DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA PER LE PERSONE
CON DISABILITA' -
RAPPORTO 2003"
Il seminario di presentazione si terrà nella sala del Consiglio
provinciale, Via Zamboni n.13, alle ore 16 , il giorno 19 marzo 2004.
Il Rapporto presenta nella Prima Parte alcuni dati di contesto, utili
a fornire uno sguardo di insieme su cui si innestano e si verificano le
politiche ed intervengono i servizi resi alle persone.
La Seconda Parte rende conto dell’insieme delle attività
promosse dalla Provincia di Bologna nell’anno 2003 fra cui le iniziative
per l’anno europeo delle persone con disabilità e le preziose
innovazioni apportate al portale web dell’handicap.
La Terza Parte entra nel merito dei servizi realizzati all’interno
del Settore Servizi alla Persona e alla Comunità della Provincia
di Bologna.
Il Rapporto si conclude con alcune considerazioni sul tema della partecipazione
dei cittadini e della rappresentanza.
Per informazioni: Angela Bianchi, tel. 051/6598519 - E-mail angela.bianchi@nts.provincia.bologna.it
(Fonte: Provincia
di Bologna)
DOCUMENTO DELL'ANFFAS SUGLI ESAMI DI TERZA MEDIA PER GLI
STUDENTI DISABILI Dal comunicato dell'Anffas:
Il Consiglio Direttivo Nazionale di ANFFAS onlus, riunito il giorno 20
febbraio 2004, presa in esame l’Ordinanza Ministeriale n. 90 del
2001 - Esami di III media -, richiede che vengano stralciati i punti relativi
alle modalità di partecipazione agli esami e al conseguimento dell’attestato
per gli alunni con disabilità.
Infatti l’Ordinanza n. 90/2001 (predisposta forse per favorire il
proseguimento della frequenza nella scuola media superiore), mediante
il completamento del percorso della scuola dell’obbligo con il conseguimento
di un attestato di frequenza, costituisce una grave negazione dei diritti
dei disabili per le seguenti ragioni:
1. sul piano normativo l’attestato costituisce un esito della scuola
dell’obbligo che contrasta con il dettato costituzionale che garantisce
le pari opportunità e la non discriminazione (art.3 Comma 1: Tutti
i cittadini hanno pari dignità sociale e …senza distinzione
di… condizioni personali e sociali; Comma 2: È compito della
Repubblica rimuovere gli ostacoli … che …impediscono il pieno
sviluppo della persona…), e introduce un elemento di differenziazione
dei percorsi che la Legge 104/92 ha voluto rimuovere(art. 1: La Repubblica:
a) garantisce …la piena integrazione…; b) previene e rimuove
le condizioni invalidanti…; c) persegue…la tutela giuridica…;d)
predispone interventi volti a superare stati di emarginazione…);
2. rispetto all’istituzione scolastica definisce in maniera rigida
i percorsi formativi e gli esiti, non riconosce le competenze professionali
degli insegnanti vanificando la ricerca disciplinare ed interdisciplinare,
nega le opportunità e le risorse formative e educative dell’organizzazione
scolastica nella sua complessità e articolazione; invece ratifica,
protegge e rassicura rispetto alle inadempienze, difficoltà e carenze
dell’istituzione stessa;
3. rispetto agli alunni disabili non riconosce, in un momento evolutivo
particolarmente importante, il tempo della scuola dell’obbligo come
un tempo indispensabile per la propria formazione in cui far emergere,
oltre i deficit, le potenzialità residue nei diversi ambiti disciplinari
e, soltanto per loro, anticipa l’orientamento e le scelte ad un’età
precoce (10/11 anni) attraverso la separazione anticipata dei percorsi;
4. rispetto alle famiglie le priva del diritto fondamentale di tutela
del minore nell’ambito della scuola dell’obbligo, proponendo
una scuola rigida che non riconosce il valore dei percorsi individualizzati
e li separa dai percorsi dei “normodotati” attraverso esiti
diversificati: licenza media e attestato.
In tal modo si impedisce alla famiglia di intervenire mentre si lascia
agli insegnanti e alla scuola la decisione sul percorso formativo da realizzare.
Il CDN di Anffas Nazionale Onlus, nel rigettare quindi l’OM 90,
chiede altresì con fermezza che vengano rispettate tutte le vigenti
Leggi e circolari Misteriali che garantiscono l’affermazione del
diritto della piena integrazione scolastica alle persone con disabilità,
ma che spesso vengono disattese, come viene segnalato da numerose famiglie,
anche attraverso lo Sportello Nazionale per l’integrazione scolastica
avviato da Anffas onlus dall’anno 2003.
In particolare si richiede che attraverso l’Osservatorio Nazionale
del MIUR per l’integrazione scolastica vengano monitorate le modalità
organizzative con cui vengono seguite le persone con disabilità,
attraverso i Dirigenti scolastici Regionali, i dirigenti dei CSA e delle
scuole, affinché la scuola nella sua globalità sia impegnata
a lavorare nell’interesse degli alunni disabili e perché
essa rappresenti l’occasione straordinaria in cui possano maturare
autonomie e abilità, come ogni alunno.
Perciò è fondamentale che:
- siano seguiti da un insegnante specializzato per le attività
di sostegno art.14 L. 104/92;
- le ore di sostegno assegnate corrispondano a quelle richieste dalla
scuola - art.41 D.M. n.331/98;
- le classi da loro frequentate rispettino i limiti numerici massimi -
D.M. n. 141/99;
- i PDF e PEI siano elaborati con la partecipazione della scuola, degli
operatori socio-sanitari e delle famiglie, - art.12 L. 104/92 e atto di
indirizzo DPR 24/02/94;
- nei casi richiesti dal PEI venga ottenuta la nomina di assistenti per
l’autonomia e la comunicazione - art. 13, comma 3 L. 104/92;
- siano presenti nella scuola un collaboratore o una collaboratrice scolastica
per l’assistenza igienica - Nota Ministeriale prot. N. 3390/01 e
CCNL del 16/05/2003;
- siano organizzati brevi corsi di aggiornamento sull’integrazione
scolastica rivolti agli insegnanti curriculari della classe Nota
Min. prot. N. 4088/02;
- siano rimosse le barriere architettoniche - L. 23/96.
(Fonte: edscuola.it)
ALUNNI DISABILI E GITE SCOLASTICHE
Tutte le informazioni in materia all'indirizzo: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/diritto_alle_gite_scolastiche.htm
A ROMA LA XXI EDIZIONE DEI GIOCHI NAZIONALI ESTIVI DI SPECIAL
OLYMPICS
Dal 3 al 6 luglio a Roma la XXI edizione dei Giochi Nazionali Estivi Special
Olympics; 1500 atleti per 13 discipline, in rappresentanza di oltre 100
società sportive; mille i volontari
Grandi progetti presentati da Special Olympics in occasione della riunione
organizzativa per i XXI Giochi Nazionali Estivi previsti a Roma dal 3
al 10 luglio, il più grande avvenimento sportivo per disabili mentali
che la Capitale abbia mai ospitato. Un programma ricco di eventi e appuntamenti
com’è nello stile dell’associazione: 1.500 atleti,
più di cento le società sportive coinvolte, mille i volontari
impegnati e tredici le discipline sportive, tra le ufficiale e le sperimentali.
Ma i veri protagonisti sono loro, i ragazzi “speciali”, “
si tratta di un’occasione importante - ha detto Alessandro Palazzotti,
presidente del Soi- dove i ragazzi possono dimostrare le loro qualità
e mettersi in gioco. Sono ormai vent’anni che organizziamo i giochi
nazionali estivi, ma nelle passate edizioni abbiamo sempre scelto sedi
periferiche. Quest’anno abbiamo puntato su Roma per testare il territorio
e misurarci con una grande realtà in vista degli European Special
Olympics Youth Games, in programma nel 2006, sempre nella Capitale ”.
Non a caso è stata scelta Roma “ una città ricca di
impianti sportivi dichiara il comitato organizzatore - dove ogni
giorno si misurano gli atleti idoli dei nostri ragazzi. Roma è
una tappa fondamentale anche per le famiglie, è una piazza importante
sia a livello nazionale che internazionale”.
Atletica leggera, bocce, nuoto, ginnastica, equitazione e pallacanestro
tra gli sport ufficiali mentre nella sezione degli sport sperimentali:
judo, tennis, tennistavolo e pallavolo unificata (squadre composte da
atleti disabili e normodotati). Durante la settimana saranno poi sperimentate
alcune nuove discipline, nella sezione “Prova lo sport”, che
comprendono: mountain bike, badminton, floor hockey e rowing (canottaggio
simulato). Tra i desideri e i progetti del Comitato, per quanto riguarda
l’organizzazione dell’evento, c’è il coinvolgimento
delle Istituzioni laziali, Comune, Provincia e Regione e “ per la
cerimonia di apertura dei giochi ha concluso Palazzotti- abbiamo
pensato al Colosseo. Dopo aver percorso la via Sacra, gli atleti si ritroveranno
al Colosseo dove la Polizia di Stato, com’è nella tradizione
dei giochi di Special Olympics, accenderà la fiaccola olimpica”.
Intanto continua la campagna “Adotta un atleta”, proposta
per il terzo anno consecutivo e rivolta alle famiglie romane con il fine
di coprire il costo del soggiorno degli atleti durante i Giochi Nazionali.
Il 2004 promette bene e un segno positivo è arrivato dall’approvazione
di una legge che riguarda il Coni in cui a Spacial Olympics Italia è
riconosciuto un ruolo ed un ambito specifico di attività.
Mancano poco più di 100 giorni all’appuntamento romano e
Serena, atleta So, in veste di global messanger ha lanciato il suo appello:
“ Sono contenta di partecipare alla manifestazione e invito tutti
a sostenerci per far conoscere lo sport ai ragazzi speciali come me”.
(fonte redattoresociale.it)
UNA PROPOSTA DI LEGGE SULLA DISABILITÀ INTELLETTIVA
E LA SINDROME DI DOWNL'Anno Europeo delle
Persone con disabilità è appena terminato, ma
Vivi Down non smette di far sentire la sua voce in difesa dei diritti
delle Persone con Sindrome di Down.
L'Associazione di volontariato, composta da famiglie e medici, con sede
a Milano, si è mobilitata a sostegno della proposta di legge su
"disabilità intellettiva e Sindrome di Down" presentata
dal Comitato Promotore di cui fanno parte le associazioni "Vivi Down"
di Milano, "CEPS" di Bologna e "Il sorriso e la speranza"
di Chioggia e di cui è relatore la Senatrice Emanuela Baio Dossi.
In un incontro organizzato da Vivi Down poco prima di Natale per presentare
la pubblicazione "Opportunità e diritti delle persone con
Sindrome di Down" curata dalla dottoressa Daniela Piglia, la Senatrice
ha ricordato come la legislazione italiana sia nel complesso tra le più
avanzate in Europa, ma sia carente in termini di organicità e di
semplificazione. Da qui la necessità di una proposta di legge a
favore di queste persone che hanno un cromosoma in più ma tanti
diritti in meno.
Un primo passo è stato fatto con l'approvazione dell'emendamento
che prevede il riconoscimento dello stato di handicap grave per le persone
con Sindrome di Down, e quindi abolisce l'assurdo obbligo del ripetuto
accertamento. Un minor aggravio di tempo per le famiglie, che evitano
un doloroso quanto inutile appuntamento con la commissione sanitaria,
e una riduzione di costi per lo Stato.
Ma la nuova proposta di legge va ben oltre. Chiede infatti che lo Stato
si prenda carico di alcune necessità primarie delle persone con
Sindrome di Down e delle loro famiglie: da una maggiore informazione a
un adeguato sostegno, dalla partecipazione alla vita scolastica al riconoscimento
della funzione terapeutica e riabilitativa della frequenza agli asili
nido da zero a tre anni per i bambini con gravi handicap. Chiede inoltre
il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento su richiesta
dalla nascita e la pensione di reversibilità anche per chi lavora.
Una proposta di legge all'insegna della chiarezza che tenta di "fare
ordine" nel complesso mondo delle norme e che va nella direzione
di semplificare - almeno in parte - la vita a chi deve combattere quotidianamente
per vedere riconosciuti i propri diritti.
Il testo del DDL può esserci richiesto facendo riferimento a "mail
del 9/3 ore 15,51".
Info: CEPS, tel. 051/322041
(Fonte: nonprofitonline.it)
LAVORO E HANDICAP. SEMINARIO DEL PROGETTO OPP.L.H.A
Lunedì 22 marzo 2004, ore 9:00, Sala del Consiglio Falcone Borsellino
- Quartiere Reno - Via Battindarno 123 - Bologna
Il Progetto OPP.L.H.A. (Opportunità Lavorative Handicap Acquisito)
consolida l’esperienza pluriennale di corsi rivolti a persone con
disabilità acquisita, che dal 1999 vengono gestiti da OPIMM sul
territorio di Bologna e provincia.
Attraverso questo Progetto, il territorio bolognese si è arricchito
di un’offerta formativa che prepara e accompagna l’inserimento
al lavoro di persone che, essendo diventate disabili nel corso della vita,
si confrontano con una nuova identità e con delle diverse competenze
e autonomie.
Per informazioni:
Chiara Bonaldi - Coordinatrice di settore, Laura Neri - Coordinatrice
d’attività
OPERA DELL’IMMACOLATA ONLUS - Via Decumana 45/2 40133 Bologna
tel. 051/389754 fax 051/315168 - E-mail coor@opimm.it
(Fonte: Opera dell'Immacolata)
FISIOTERAPISTI SENZA FRONTIERE
È on-line il nuovo sito del Coordinamento Fisioterapisti Senza
Frontiere. Il Coordinamento è nato dall'incontro di fisioterapisti
che hanno avuto esperienze di lavoro, cooperazione e volontariato nei
Paesi in via di sviluppo, all'interno dei progetti gestiti dalle Ong che
operano in ambito sanitario e della riabilitazione. Al gruppo aderiscono
anche fisioterapisti semplicemente interessati a queste tematiche.
Per saperne di più: www.fsf.unimondo.org
(Fonte: Formica
Alata - newsletter del CSV Bologna)
ACCESSIBILITÀ DEI SITI WEB
Seminario all'indomani della approvazione della legge Stanca. Venerdì
26 marzo dalle 9 alle 13 preso il teatro comunale di Capannoli (PI), organizzato
dall'Informahandicap del Comune di Peccioli, Pisa.
Interventi di esperti ministeriali, del mondo delle biblioteche e dell'associazionismo.
Info: Simona Lancioni - tel. 0587/672444 - info.h@valdera.org
(Fonte: Informahandicap
Peccioli)
A ROMA SEMINARIO NAZIONALE "PER VIVERE CON LA DISABILITA'
GRAVE: PROSPETTIVE ED ORIZZONTI"
Ergife palace Hotel, via Aurelia 617, 22 e 23 aprile 2004, organizzato
da FAIP - Federazione
associazioni paraplegici e CNOPUS
Quattro le sessioni di lavoro:
- La persona con disabilità grave nel quadro di riferimento nazionale;
- La partecipazione alle scelte, l'autodeterminazione delle persone disabili;
- Strumenti per vivere;
- La normativa di riferimento per la vita indipendente.
Info: tel. 051/76486365 (New Progress snc)
LA SINDROME DI DOWN IN UN QUADRO DEL 1400
Un docente dell'Università Nottingham e Surrey, dopo aver esaminato
il dipinto 'Vergine con Bambino' di Andrea Mantegna del XV secolo, ritiene
di aver individuato nel piccolo caratteri somatici che fanno pensare alla
sindrome di Down. In un opuscolo curato dalla CEPS lo spunto per riflettere
sui pregiudizi e le barriere che circondano questo tipo di disabilità.
Un bimbo con la sindrome di Down in un dipinto di Andrea Mantenga del
XV secolo: è questo il risultato a cui è arrivato Brian
Stratford, docente di Educazione Speciale all'Università di Nottingham
e Surrey che, analizzando l'opera dal titolo 'Vergine con Bambino', ritiene
di aver individuato nei tratti somatici del piccolo tracce di questo tipo
di disabilità.
In base a questo studio, il Centro Emiliano Problemi Sociali per la Trisomia
21 (CEPS-Onlus) ha pubblicato un opuscolo, dal titolo 'La Sindrome di
Down alla Corte di Mantova'. L'opuscolo è, secondo Claudio Rizzoli,
presidente del CEPS, un'occasione per far nascere una " riflessione
sull'accoglienza e sul pregiudizio di due epoche distanti 500 anni".
Per informazioni: CEPS-Onlus, tel. 051/322041 - e-mail: assceps@iperbole.bologna.it
(Fonte: superabile.it)
IN EMILIA ROMAGNA NUOVE PROSPETTIVE OCCUPAZIONALI PER 26
PERSONE DISABILI COL PROGETTO PRAXIS
Nuove prospettive occupazionali in regione per 26 persone disabili. Grazie
ai percorsi formativi e motivazionali realizzati dal progetto Praxis,
finanziato dal Fondo sociale europeo, dalla Regione Emilia-Romagna e coordinato
da Aeca (Associazione emiliano-romagnola centri autonomi di formazione
professionale).
Iniziato alla fine del 2002 e conclusosi in questi giorni, Praxis ha realizzato
formazione professionale per consentire l'accesso al mondo del lavoro
ai disabili, coinvolgendo le città di Ferrara, Faenza e Ravenna.
"Ciò che distingue questo progetto dagli altri - hanno specificato
Morena Sartori e Gabriella Orlandi, rispettivamente responsabile Ufficio
progettazione e project leader di Aeca -, è la personalizzazione
del percorso proposto, in cui sono state definite come prioritarie le
attitudini individuali, le aspirazioni e l'aspetto socio-relazionale delle
persone". Inoltre, i partecipanti ai corsi di formazione hanno ricevuto
un'indennità di frequenza di circa 3 euro all'ora.
A Ferrara, attraverso la sinergia tra il centro studi "Opera Don
Orione - Città del ragazzo" e il Dipartimento di riabilitazione
dell'Azienda ospedaliera e universitaria, 10 adulti con disabilità
causata soprattutto da incidenti stradali hanno affrontato 600 ore tra
formazione, percorsi motivazionali e riabilitazione. "Ogni persona
segue un percorso individuale di reinserimento e non un progetto globale
di riabilitazione psico-fisica", ha detto la dottoressa Anna Cantagallo
del Dipartimento di riabilitazione.
A Faenza, grazie alla rete territoriale costituitasi tra Faenza formazione
e il Servizio d'igiene mentale e assistenza psichiatrica di Ravenna e
Faenza,10 persone con disagio psichico hanno affrontato 600 ore di formazione
e inserimento, mentre Engim Opera San Paolo di Ravenna ha invece accolto
sei ragazzi disabili che precedentemente avevano già svolto un
percorso di formazione professionale, per un totale di 800 ore di tirocinio
formativo.
Non più quindi la sensazione di essere assunti perché "diversi",
ma la consapevolezza di essere competenti e adeguati al contesto occupazionale
scelto. Come Riccardo, 34 anni, di Ferrara, che ha scoperto una vera e
propria vocazione per la grafica e sarà assunto a breve da un'azienda.
"Molte ditte temono ancora di assumere un disabile - ha commentato
- ma io sono fiducioso e, soprattutto, non vedo l'ora di ritrovare la
mia indipendenza economica". Marco Rossi, titolare dell'agenzia di
distribuzione giornali Fratelli Rossi di Ravenna, ha confessato invece
che quando gli hanno chiesto di aderire al progetto e di assumere un ragazzo
disabile era "piuttosto titubante". "Ora però sono
più che soddisfatto, tanto da non escludere ulteriori inserimenti
di ragazzi con problemi di disabilità se si ripresenteranno le
condizioni".
(Fonte: redattoresociale.it)
A TREVISO UN GRUPPO DI STUDIO SU HANDICAP E SESSUALITÀ
Il recente appello del Papa al rispetto della sfera affettiva e sessuale
delle persone disabili ha suscitato voci di consenso e riflessioni anche
nel territorio trevigiano. Proprio a Treviso, infatti, all'interno della
Fondazione "Il
nostro domani" Onlus, è nato un gruppo di ricerca sull'affettività
e sessualità delle persone disabili.
"Giovanni Paolo II dice che la persona disabile, come le altre e
più delle altre, ha bisogno di amare e di essere amata, di tenerezza,
di vicinanza e di intimità" spiega il presidente della Fondazione,
mons. Fernando Pavanello. "Per questo abbiamo cominciato un percorso
che ci porta ad interrogarci, senza falsi pudori o pregiudizi ma con grande
rispetto, su quali esigenze la persona diversamente abile manifesti e
come possa viverle in armonia con se stessa e la propria crescita".
Il gruppo di studio è formato da componenti di associazioni di
volontariato socie della Fondazione, responsabili della comunità
alloggio di Cavrié, operatori del settore, genitori, sacerdoti:
tutti hanno esperienza diretta e quotidiana di vita insieme a persone
disabili. "Stiamo ricevendo molte richieste di informazioni su questa
tematica che è molto sentita dagli stessi disabili. Molti sono
gli aspetti che prendiamo in esame: quello affettivo (il bisogno di relazione
e amicizia, ma anche l'innamoramento),
quello erotico, ma anche gli aspetti etici, religiosi e sociali"
continua il presidente.
"Nessuna pretesa di fornire 'ricette': sappiamo di non poter generalizzare,
dal momento che ogni persona è unica, ed originali sono anche le
sue problematiche". Al termine di questo percorso, verrà redatto
un documento, che traccerà le linee guida per gli operatori che
già lavorano nel settore. Il progetto rientra quindi nell'ambito
delle numerose iniziative a favore dei disabili promosse dalla Fondazione
"il Nostro Domani", che da anni è impegnata nella progettazione
e nella realizzazione di comunità alloggio, alternative all'istituto,
per la fase del 'dopo di noi', quando alla persona disabile verrà
a mancare il sostegno della famiglia. Il suo modello di accoglienza ha
ispirato lo stesso Ministero del Welfare che recentemente ha annunciato
il finanziamento in provincia di Treviso di comunità alloggio per
oltre due milioni di euro.
La Fondazione "Il nostro domani" Onlus intanto procede con i
suoi progetti di case di
accoglienza nella Marca trevigiana: dopo l'inaugurazione della "Casa
Giovanni De Rossi" a Cavrié di San Biagio di Callata, è
stata posata la prima pietra di Casa "Spigariol e Minatel" a
Breda di Piave e sta per essere terminata anche Casa "M. Adelaide
Da Sacco" di Vidor. Ed altre strutture sorgeranno anche a Preganziol,
Conegliano, Volpago del Montello e Lutrano (vicino a Oderzo), per rispondere
ad un bisogno molto sentito nel territorio: sono 1121 i disabili in provincia
di Treviso, tra i 18 e i 65 anni, che nel breve periodo attendono una
soluzione per evitare il ricovero in istituto.
Il Centro Risorse Handicap č realizzato in collaborazione con la Cooperativa sociale Accaparlante
