
di Devis Trioschi
in collaborazione con Equipe Centro per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico di Bologna
Equipe Centro Regionale Ausili di Bologna
Il superamento delle barriere verticali per accedere alle abitazioni è una tematica molto “sentita” dalle persone con disabilità, molti edifici per esempio, in particolare quelli datati, presentano dei gradini per raggiungere la porta d’ingresso. Tali problematiche si ritrovano spesso anche all’interno delle stesse abitazioni. Esistono varie possibilità per superare le barriere verticali, soluzioni tecnologiche e non, si va dalla rampa fissa fino agli ascensori/elevatori, senza dimenticare soluzioni recenti ad alta tecnologia come la scala-elevatrice.
Non è possibile stilare una “classifica” delle soluzioni migliori, ogni strumento presenta dei pro e dei contro che grossolanamente si può tentare di elencare, questo però non significa che una particolare soluzione si possa sempre abbinare ad una precisa disabilità: sono tantissimi i fattori da considerare e la personalizzazione è quello che realmente fa la differenza nel processo di scelta.Per quanto riguarda le rampe fisse (in cemento, ferro zincato…) il D.M. 236/89 suggerisce una larghezza minima di 90 cm ed una pendenza massima dell8% oltre i 3 mt di sviluppo lineare (lunghezza). Per superare un ipotetico dislivello di un metro (circa 6 gradini) sono perciò necessari almeno 12,5 metri di sviluppo di rampa, è quindi i richiesto uno spazio enorme. Inoltre, non tutte le persone in carrozzina riescono agevolmente a superare più di 12 mt di rampa ad una pendenza dell’ 8% ed anche chi ha un “passo strisciato” o comunque un “cammino problematico”, potrebbe avere più difficoltà nel superare una rampa molto lunga piuttosto che qualche gradino. Lo stesso vale per le persone ipovedenti, se la rampa non è adeguatamente segnalata.
Una rampa può comunque essere utile per superare piccoli dislivelli se installata con una pendenza non superiore al 3-5%. Sarebbe anche opportuno lasciare la possibilità di superare i gradini per i motivi sopra esposti.
Passiamo alle altre soluzioni, ora ci occupiamo di servoscala (o montascale fissi). Sono mezzi di carico attrezzati per il trasporto di persone che effettuano gli spostamenti su un lato della scala in entrambi i sensi di marcia. Ne esistono di vari modelli (certi pensati per il trasporto di una persona in piedi, altri per una persona seduta o in carrozzina) e quindi di varie misure, ma per tutti è indispensabile uno spazio idoneo per lo sbarco anteriormente alla barriera verticale: per un servoscala a piattaforma (80x120cm), lo spazio adeguato da prevedere non sarà inferiore ai 300-310 cm. Oltre alla misura della piattaforma (120 cm) si deve prevedere lo spazio per le spondine (circa 20+20 cm), la distanza dal primo gradino (30 cm) e lo spazio di manovra per salire in autonomia con una carrozzina (almeno 120 cm). È bene anche sottolineare che i servoscala sono comandati con chiavi e pulsanti difficili da gestire sia nelle procedure che nella gestualità fine che richiedono. I servoscala non possono essere considerati come strumenti di autonomia “for all” proprio per le caratteristiche dei comandi (interfaccia persona-macchina) che in moltissimi casi impediscono alla persona con disabilità di poterli gestire.. Inoltre, molti servoscala hanno una portata max attorno ai 150 kg, questo esclude molte persone che utilizzano una carrozzina elettrica che da sola può arrivare a pesare più di 80 kg. Anche se prevedono la possibilità di effettuare curve e controcurve, per raggiungere piani alti i costi per queste soluzioni possono superare quelli per gli elevatori cabinati: è bene quindi valutare minuziosamente i costi/benefici considerando che gli elevatori/ascensori sono progettati nella logica dell’utenza ampliata e quindi per soddisfare le necessità del maggior numero di persone. Riassumendo, i servoscala sono consigliabili solo nei casi in cui non sia possibile installare un elevatore/ascensore, la scala sia larga almeno 105 cm e la persona che ne fa uso riesca a gestire la macchina autonomamente.
Ora accenniamo ad un’altra tipologia di soluzione: i montascale mobili. Sono ausili legati all’utente che li utilizza, in un certo senso cercano di “adattare la persona all’ambiente” e non viceversa. Vi sono modelli a ruote e modelli cingolati, modelli muniti di seggiolino e modelli predisposti per l’aggancio della carrozzina. In ogni caso non sono ausili studiati per incrementare l’autonomia della persona disabile, ma per alleviare l’assistenza: è infatti in dispensabile la guida del montascale da parte di un care giver. E’ bene sottolineare come siano ausili poco vantaggiosi se utilizzati frequentemente e per raggiungere piani alti, possono risultare invece estremamente comodi per superare barriere anche al di fuori della propria abitazione per le caratteristiche di trasportabilità che presentano. Esiste anche qualche modello di cingolato che può essere guidato dalla stessa persona con disabilità pur presentando qualche limite tecnico nel superamento di scale “complesse”.
Gli elevatori o piattaforme elevatrici sono macchine più semplici degli ascensori, fino a qualche anno fa erano utilizzate solo per superare dislivelli modesti, attualmente offrono buone prestazioni anche per superare 2-3 piani. Gli elevatori di nuova generazione presentano una fossa poco profonda o addirittura non ne necessitano, limitando in tal modo gli interventi strutturali, non richiedono neppure la presenza del locale macchina: la centralina ed il motore possono essere contenuti in un vano di piccole dimensioni accanto all’impianto. Sono strumenti che, come gli ascensori, se scelti di misura idonea agli utilizzatori ed ai loro ausili per la mobilità (la dimensione minima della cabina/piattaforma prevista per le nuove macchine è 120x80 cm), possono garantire una completa accessibilità alle persone disabili a patto che si considerino anche le problematiche legate alle porte di accesso e alle pulsantiere. La soluzione ideale di accesso sono le porte automatiche, per gli ascensori la normativa prevede che le porte della cabina e del piano siano a scorrimento automatico, mentre per gli elevatori le porte sono a battente, ma se necessario si possono motorizzare e gestire con un telecomando. Ricordiamo che sia per gli elevatori che per gli ascensori la porta deve essere progettata sul lato corto della macchina per agevolare l’accesso in carrozzina ed evitare qualsiasi manovra all’interno della cabina/piattaforma. Gli elevatori sono macchine a “presenza continua”, il loro utilizzo è legato al mantenimento della pressione di un pulsante durante la corsa, per esigenze particolari è comunque possibile gestire la pressione dallo stesso telecomando utilizzato per aprire la porta. Anche la pulsantiera dell’ascensore deve essere personalizzata per garantirne una gestione autonoma, sono comunque da prediligere le pulsantiere a sviluppo orizzontale posizionate a circa 70-80 cm da terra e distanti almeno 60 cm dalla porta di accesso, per evitare che le persone in carrozzina si trovino la pulsantiera dietro la linea delle spalle. L’ascensore rispetto all’elevatore è una macchina più complessa e più veloce che non ha limiti al superamento di dislivelli, però è necessario preventivare un costo maggiore e degli interventi strutturali sia sotto il primo che sopra l’ultimo livello di fermata.
Concludiamo con due soluzioni particolari: il servoscala-sollevatore e la scala-elevatrice. Il servoscala-sollevatore è una soluzione munita di guida a soffitto che aggancia la carrozzina mantenendola in posizione stabile per tutto il tragitto sulla scala. Può essere una soluzione vantaggiosa nel caso in cui non vi sia la possibilità d’installare un elevatore e non si possa vincolare la scala con guide laterali per problemi di spazio o di “tenuta” strutturale.
In fine, quando i gradini da superare sono pochi e quando si vuole avere un’ apparecchiatura poco ingombrante ed invasiva, praticamente “invisibile”, la soluzione giusta potrebbe essere la scala-elevatrice. E’ uno strumento in grado di appiattirsi completamente a terra formando una piattaforma per accogliere la persona in carrozzina, da qui è possibile comandare l’innalzamento della pedana per superare il dislivello. Dopo queste operazioni la pedana si ritrasforma in scala “nascondendo” la piattaforma fino al successivo utilizzo. Esistono anche modelli per l’esterno.
Il Centro Risorse Handicap č realizzato in collaborazione con la Cooperativa sociale Accaparlante
