
Il 2003, noto come l'Anno Europeo delle persone disabili, è finito. In realtà l'Anno Europeo è iniziato ufficialmente ad aprile 2003, quindi probabilmente se ne sentirà parlare fino a marzo 2004. Intanto, però, alcune considerazioni possono già essere tratte.
Pubblichiamo di seguito alcuni commenti relativi a questo anno "dedicato" ai disabili.
Oltre il 2003, i principi guida delle future azioni
dell'UE. Le priorità: occupazione e salvaguardia del lavoro
Il 7 dicembre a Roma, nel semestre della presidenza
italiana, si conclude l'Anno europeo delle persone con disabilità.
"Perché si possa andare oltre il 2003, l'Unione europea ha
tracciato una riflessione sulle azioni future": lo ha detto Riccardo
Roncoroni della Direzione generale Impiego e Affari Sociali – Unità
per l’integrazione delle persone disabili della Commissione europea
ad Arezzo, dove è intervenuto al convegno di tre giorni "Autonomia
e integrazione: una strada da percorrere insieme" promosso dai Comuni
di Capolona, Subbiano e Castiglion Fibocchi (AR). L'Unità per l’integrazione
delle persone disabili ha avuto l'incarico di gestire i fondi per il 2003
che, per quanto riguarda i finanziamenti indiretti - elargiti agli Stati
membri e non alle associazioni - ammontano a 12 milioni di euro per i
quindici paesi dell'Unione, come ha evidenziato Roncoroni. Tra le azioni
future dell'Unione europea in materia di disabilità - Piano 2004/1010
- le priorità sono le seguenti: lotta alla discriminazione, occupazione
e salvaguardia del lavoro, incremento non solo della quantità ma
anche della qualità dell'occupazione, istruzione, formazione professionale,
accesso e utilizzo delle nuove tecnologie, abbattimento delle barriere
architettoniche. Altro impegno dell'UE è quello di "incoraggiare
e promuovere la riflessione su tutte le politiche che riguardano i disabili,
estendendo il lavoro di mainstreaming anche ai nuovi dieci paesi che a
primavera entreranno nell'Unione e che condivideranno il concetto dell'inclusione
sociale secondo il modello europeo". Roncoroni ha ricordato l'articolo
13 del Trattato di Amsterdam che riconosce i diritti della persona disabile
e che è stato recepito dalla Costituzione europea negli articoli
21 e 26, "nel segno della continuità - ha detto - e di un
percorso condiviso e unanimemente riconosciuto". Il convegno-esposizione
di ausili tenutosi ad Arezzo (che nelle tre giornate ha ospitato sessioni
su sostegno scolastico e buone prassi, sulla pet therapy e sui più
recenti studi in domotica, laboratori sulla comunicazione aumentativa
e alternativa e la tavola rotonda "La comunicazione a livello nazionale
delle esperienze sulla disabilità" cui hanno preso parte il
Segretariato sociale della Rai, Fiaba, Unitalsi, Fisd, Special Olimpics,
Redattore Sociale, la giornalista di Radio 24 Daniela Bas e il sottosegretario
al Ministero del welfare Grazia Sestini) si era aperto venerdì
con una nota critica del vicesindaco di Capolona Mirella Ricci: "L'iniziativa
del Governo non sembra andare nella direzione auspicata. L'anno delle
persone disabili non pare aver dato i risultati che tante associazioni
e l'intero mondo della disabilità attendevano". Sul fronte
della scuola, "i tagli che la Legge Finanziaria ha apportato rendono
molto difficile parlare di integrazione concertata, dal momento che si
viene riducendo l'effettivo numero degli insegnanti di sostegno, con la
conseguente difficoltà a mantenere l'ottimale rapporto insegnanti
di sostegno/alunni con disabilità e/o problemi. Come amministratore
pubblico - ha detto ancora Ricci - non posso che concordare con i tagli
agli sprechi, senza però mai dimenticare il cittadino, titolare
di diritti, utente e fruitore di servizi che dobbiamo sforzarci di potenziare
anziché ridurre".
(Fonte: www.redattoresociale.it)
Nocera (Fish): ''L’Anno
europeo? Hanno usati i disabili per le loro celebrazioni e poi li hanno
lasciati peggio di prima''
“Siamo profondamente scontenti di come è andato questo anno
europeo”. Salvatore Nocera - vicepresidente della Fish, giurista
e instancabile negoziatore su più tavoli per i diritti delle persone
con handicap (recentemente ha ricevuto una medaglia d’oro dal presidente
della Repubblica) - è stato esplicito fin dall’inizio nel
suo intervento conclusivo alla prima “conferenza sulle disabilità”
della Sardegna. Davanti agli 800 delegati giunti da tutta regione all’evento
organizzato sabato scorso dal Centro servizi per il volontariato “Sardegna
solidale”, Nocera ha ribadito e ampliato le questioni che hanno
condotto la sua federazione a inviare una “mozione di sfiducia”
al presidente del Consiglio e a indire per il 3 novembre una manifestazione
nazionale di protesta (v. lancio del 19/11 ore 15.43). Lo ha fatto anticipando
anche una notizia importante: a quella manifestazione parteciperà
probabilmente anche la Fand, la federazione delle realtà nazionali
storiche (Anmic, Ens ecc.), dando luogo in pratica a una clamorosa presa
di posizione critica di tutto l’associazionismo italiano dei disabili.
Durissimo il bilancio di Nocera su come è stato gestito a livello
istituzionale l’anno indetto del consiglio d’Europa per sensibilizzare
sul tema della disabilità: “In Italia si è aperto
in sordina in modo improvvisato e casereccio, e si sta concludendo in
un vortice tumultuoso e insignificante di convegni”, ha detto il
rappresentante della Fish precisando che il giudizio non si riferiva certo
alla conferenza di Cagliari e a pochi altri appuntamenti programmati lungo
la penisola. “Stringi stringi – ha proseguito Nocera –
noi disabili siamo stati usati, sfruttati per le celebrazioni ufficiali
e poi siamo stati lasciati peggio di prima”.
(Fonte: www.redattoresociale.it)
Nozza (Caritas italiana): ''Il
pianeta-disabili resta tutto da esplorare''
L'Anno europeo dedicato ai disabili è ormai agli sgoccioli, "ma
nelle nostre comunità, civili ed ecclesiali, il pianeta-disabili
resta tutto da esplorare": è il commento di don Vittorio Nozza,
direttore della Caritas italiana, che nell’ultimo numero del mensile
“Italia Caritas” tenta un’analisi dei mesi trascorsi,
in cui si sono moltiplicate le iniziative Tuttavia “la questione
dei disabili deve assumere una collocazione sempre più centrale
nell’impegno per la giustizia e nell’attivazione delle coscienze.
E la condizione fragile dei disabili deve diventare l’unità
di misura della sintonia tra il dire, della Parola e della preghiera,
e il fare dell’azione concreta”, auspica Nozza, suggerendo
alla comunità “attenta alla presenza delle persone disabili”
tre direzioni per il rinnovamento: “la catechesi, la liturgia, la
diaconia. In quest’ultimo ambito, che compete alla Caritas, il primo
impegno dev’essere la presa in carico dei singoli casi, a partire
dai Centri d’ascolto. Bisogna però evitare che la routine
quotidiana, su questo fronte, diventi abitudine senza condivisione, cioè
burocrazia. Come pure bisogna fare in modo che l’intera comunità
sia informata e si prenda cura del problema rilevato”. Di recente
la Caritas nazionale ha espresso “serie preoccupazioni sul destino
delle politiche sociali in Italia, in un clima di penuria delle risorse
e di netta deregulation del sistema di protezione sociale”, segnalando
anche risvolti negativi per i disabili (in parte presenti, in parte probabili)
nella nuova disciplina del mercato del lavoro, con particolare riguardo
al tema della flessibilità”.
In definitiva, per il direttore dell’organismo Cei “bisogna
riconoscere che il problema è anzitutto culturale. Faticano a crescere
una mentalità e una prassi ricche di attenzione, di difesa e di
salvaguardia dei diritti. Di ogni persona”. Ma in questo scenario
i disabili possono essere il punto d’avvio di una “conversione
solidale”, che coinvolga “l’intero sistema dei rapporti
delle persone con la comunità, mettendo in luce le responsabilità
di ognuno verso gli altri e verso il bene comune”.
(Fonte: www.redattoresociale.it)
Il virus della convegnite
di Franco Bomprezzi
Un autentico tripudio del convegno. E quelli che contiamo
nell'elenco che abbiamo sotto mano sono solo una piccola parte dei seminari,
workshop, eventi pubblici, serate a tema, performance, mostre di ogni
tipo, gare sportive, iniziative di solidarietà (magari con annessa
raccolta fondi), di quest'anno. è impossibile effettuare un vero
censimento, e l'onda lunga di questo 2003 denso di parole proseguirà
certamente nel 2004, quando andranno a buon fine anche i finanziamenti
pubblici erogati solo nella seconda metà dell'anno, dopo il laboriosissimo
esercizio di selezione dei progetti effettuato dalla commissione interministeriale.
è del tutto inutile, e certamente noioso, ripercorrere la “convegnite”
del 2003 con date, titoli, e argomenti.
Curiosando però fra i titoli dei convegni, e avendo preso parte
a molti (troppi) di essi, proviamo a riassumere qualche soggettiva materia
di riflessione e di appunto.
La parola buonista
Il fiume dei convegni ha ingrossato il mare delle parole. Faticosamente
resiste la terminologia europea, promossa dall'Edf - European disability
Forum (European Disability Forum), che nella versione inglese accredita
senza ombra di dubbi la locuzione "people with disabilities",
ossia "persone con disabilità". Che però, in francese,
diventa subito "personnes handicapées" (ma si sa che
i francesi tengono molto alle tradizioni).
Accanto a questa espressione, politicamente e sostanzialmente corretta
(si sottolinea il valore della persona mentre la disabilità indica
la situazione di svantaggio, motorio, sensoriale o intellettivo), ha fatto
irruzione con foga emotiva il termine "diversamente abile",
carico di ambivalenza (e anche, secondo noi, di una certa dose di buonismo),
con lo scopo di sottolineare le abilità, ossia le capacità
delle persone disabili, ma anche la diversità (il che mette a posto
la coscienza di chi non si sente affatto disabile, ma normale). Il neologismo
più gettonato si è trasformato, con una crasi assai ardita,
in diversabile, che sembra definire un soggetto ben preciso, dotato di
Poteri e di Abilità (una specie di Pokemon, come ha acutamente
osservato un mio amico), e francamente non si capisce quali problemi possa
incontrare nella nostra società, essendo così abile.
Ma accanto ai neologismi abbiamo ascoltato, specialmente da politici locali
alle prese con saluti improvvisati, stile "copia e incolla",
espressioni come "portatore di disabilità" (sic!), "diversamente
disabile", "persone deboli", senza contare l'uso assolutamente
convinto del decrepito "portatore di handicap", anche nella
variante "diversamente handicappati". Il disagio delle parole,
dunque, a coprire il disagio sulla realtà. La connotazione di categoria
è risuonata ovunque, da Nord a Sud, da sinistra a destra (politicamente):
nell'immaginario collettivo del 2003 le persone con disabilità
hanno spesso assunto il ruolo indistinto di “massa”, se non
di “ceto sociale”. Disabili, ovvero fragili, sfortunati, economicamente
in difficoltà, vittime di ingiustizia, e però portatori
di valori, di risorse, di ricchezza morale, di esempi virtuosi. Parole
come pietre, spesso pronunciate senza vergogna davanti a centinaia di
persone disabili “vere”, che hanno ascoltato con paziente
senso civico, rassegnati al fatto che in genere siano “altri”
a parlare di loro.
La hit parade dei temi
Difficile stilare una hit parade attendibile dei contenuti prevalenti
nel mare dei convegni. Fanno tendenza lo sport integrato con dimostrazioni
di attività atletiche non solo agonistiche, e con qualche fuga
verso l'estremo: vela, sub, parapendio, rafting, maratone ciclistiche,
trekking, guida sportiva (è l'anno di Alex Zanardi, uomo simbolo
gettonatissimo, e con merito, per la sua incredibile capacità di
recupero fisico e mentale). Esplode la consapevolezza della non autosufficienza
che, fino al 2002, si chiamava “dopo di noi” e adesso investe
con forza il “durante noi”: le associazioni dei familiari
(in particolare attivissima l'Abc con Marco Espa), hanno saputo uscire
dal “rivendicazionismo monetario” per sfidare in campo aperto
le istituzioni territoriali nel campo della qualità dei servizi
alla persona, rivendicando i diritti di cittadinanza che non riguardano
solo le persone attive e autosufficienti, ma anche coloro i quali non
possono lavorare, hanno difficoltà gravi di comunicazione e di
autonomia, eppure sono persone vive, e importanti.
Lavoro, integrazione scolastica, turismo per tutti, accesso alle tecnologie
e al web: ecco i temi che hanno trovato maggiore approfondimento, a riprova
che il “laboratorio del 2003” potrebbe produrre almeno una
maggiore consapevolezza dei diritti e delle opportunità. Sempre
meno “barriere architettoniche” (decisamente fuori moda, non
perché non ci siano più, ma per un effetto di saturazione
che viene da lontano) e sempre più “non discriminazione”
(quasi in analogia col movimento femminista dei decenni scorsi).
Cosa resterà...
Nel grande marketing delle idee e delle parole, il 2003 ha messo a frutto
una migliorata capacità di comunicare (solo le televisioni, pubbliche
e private, non se ne sono accorte, e anche quotidiani e riviste sono spesso
rimasti ancorati a stereotipi e ad analisi superficiali, oppure a racconti
di storie personali, spesso cariche di enfasi retorica).
è cresciuto il “fai da te” della comunicazione trasversale
delle esperienze positive, e dunque anche un certo “orgoglio disabile”
(di stampo vagamente americano, vedi Berkeley anni 70) che potrebbe prefigurare,
nel 2004, una forte rivendicazione di rappresentanza politica non mediata,
ossia la “scesa in campo” nelle prossime tornate elettorali
di persone rappresentative e competenti, nella convinzione che fino ad
oggi la delega non ha prodotto risultati soddisfacenti. Che stia nascendo
la lobby delle persone con disabilità?
(Fonte: www.vita.it)
L’Europa a 4 Stati,
in fatto di disabilità
Delusione per il commissario europeo agli Affari
sociali, Anna Diamantopoulou: solo Spagna, Gran Bretagna, Francia e Belgio
hanno attuato progetti nell’ambito dell’Anno europeo per le
persone con disabilità. Si spartiranno i 12 milioni di euro stanziati
dall’Ue. L'Italia ha buone leggi, ma stenta ad applicarle.
Uno sforzo lungo un anno intero, e la delusione di accorgersi che solo
4 Stati in Europa hanno attuato misure e progetti a favore delle persone
con disabilità. Anna Diamantopoulou, commissario dell’Unione
per gli Affari sociali, non nasconde la sua amarezza nell’annunciare
che solo Spagna, Gran Bretagna, Francia e Belgio usufruiranno dei 12 milioni
di euro stanziati dall’Europea per attuare interventi nell’ambito
dell’Anno dedicato alle persone con disabilità. Quanto all’Italia,
il Paese ha una buona legislazione – questo quello che è
stato riconosciuto nel corso di una conferenza stampa – ma stenta
a applicare le leggi, soprattutto in materia di barriere architettoniche
e accesso delle persone con disabilità agli edifici.
" Sono molto dispiaciuta di questi risultati", ha detto la Diamantopoulou
nel giorno in cui scadevano i termini per la presentazione dei piani d'azione
degli stati membri per lanciare nuove iniziative, o per rivedere la legislazione
vigente, o ancora per modificare alcune leggi ed introdurne di nuove.
"Ma malgrado gli sforzi delle istituzioni europee attraverso diversi
programmi per aiutare le persone con disabilit à – ha detto
- le risposte sono state molto scarse e sono arrivate solo da quattro
stati membri".
La Commissione europea, che ha stilato un rapporto sull’accessibilità
degli edifici nell’Unione, ha anche istituito un fondo per facilitare
i progetti transfrontalieri includendo i nuovi stati membri dell'Ue. Obiettivo
di queste iniziative è quello di rafforzare la dimensione delle
attività nell'anno europeo dei disabili attraverso lo scambio di
informazioni a livello transnazionale e attraverso una cultura comune
per promuovere i diritti delle persone con disabilità e la loro
piena integrazione nella società e nell'economia. Perché,
come ha spiegato Domenico Lenarduzzi, membro di un gruppo di esperti,
anch'egli disabile, "è inutile che una persona con disabilità
trovi lavoro senza che poi possa accedervi. Le strutture sono fondamentali,
ma ancora troppo carenti".
(Fonte: www.superabile.it)
L'Anno europeo delle persone
disabili interessa poco la TV
Che il 2003 sia stato l’anno europeo dedicato ai disabili lo sanno
tutti, ma quanta è stata l’attenzione dedicata dalla televisione
all’universo della disabilità?
Stando al rapporto annuale del Censis sullo stato sociale del Paese 2003,
presentato oggi, la tv non ha dato particolare rilevanza a queste tematiche,
anche se, quando le reti hanno deciso di parlarne, lo hanno fatto dedicando
una trattazione abbastanza corposa.
Sono stati utilizzati in particolare servizi filmati (51,1%), dibattiti
(29,8%), storie di vita (38,5%) e inchieste e si è cercato di sensibilizzare
il pubblico attraverso il riferimento a casi di vita vissuta: dagli aspetti
di natura più propriamente medica che aggregano il 18,3% delle
unità di analisi, al tema del lavoro (12,9%) e delle barriere architettoniche
che comunque raccoglie un 11,8%.
L’informazione non è stata rivolta esclusivamente ai soggetti
più direttamente coinvolti, ma nel 48,9% dei casi si è tentato
di interessare una fetta di pubblico il più eterogenea possibile.
In televisione, in genere, la persona disabile è di sesso maschile
(37,4% contro 13,2% di sesso femminile), giovane o adulto ed affetto prevalentemente
da disturbo motorio (48,4% dei casi).
La presenza femminile, al contrario, è stata assai ridotta (su
94 unità di analisi si rilevano solo dodici casi in cui il disabile
è donna) come pure i disabili anziani e bambini risultano completamente
marginali. Pochissimo rilievo, infine, è stato dato a forme di
disabilità diverse da quelle che coinvolgono i movimenti, quali
possono essere disturbi di tipo intellettivo e relazionale, nonostante
questi siano problemi che interessano un amplissimo numero di persone.
(Fonte: www.superabile.it)
2003, la comunicazione
fallita
di Franco Bomprezzi
Il paradosso della comunicazione rispetto al mondo delle persone con disabilità
sta emergendo con palese evidenza in questo anno dalla durata incredibilmente
lunga (le impressioni personali ovviamente coincidono con la teoria della
relatività di Einstein). Il paradosso consiste essenzialmente in
questo: chiunque oggi parla di disabilità lo fa con l’obiettivo
dichiarato di combattere la discriminazione e lo stigma; eppure proprio
per questo spesso contribuisce ad accrescere una comunicazione separata
ed emarginante.
Poche le iniziative degne di essere menzionate, sino ai primi di settembre.
Fra tutte si è distinto il convegno dei Cnu, Consiglio Nazionale
degli Utenti, svoltosi a Roma in giugno. Per la verità la sede
si è rivelata non priva di banalissime barriere architettoniche
(opportunamente sottolineate da Giampiero Griffo, membro del Consiglio
Nazionale sulla Disabilità, che è intervenuto dalla platea,
di spalle, per rendere percepibile al pubblico in sala la sensazione di
disagio che una persona in sedia a rotelle prova quando non gli è
consentito di svolgere normalmente il proprio ruolo di relatore o comunque
di protagonista attivo di una conferenza o di un convegno). Ma, a parte
questo “dettaglio”, il convegno, anche per la collaborazione
del Segretariato sociale della Rai (e, più modestamente, del sottoscritto),
ha partorito un primo documento contenente “linee guida per una
carta dei diritti delle persone con disabilità nella comunicazione”
(consultabile on line nel sito www.segretariatosociale.rai.it
nella sezione “atelier”). Si tratta di una bozza aperta a
qualsiasi contributo, anche se dubito che folle di esperti, giornalisti,
docenti universitari, responsabili di associazioni di categoria, editori,
pubblicitari, faranno a gara per migliorarne gli scarni ed essenziali
principi.
In sostanza, l’idea-chiave è rappresentata dal desiderio
che l’informazione sulla disabilità si “normalizzi”,
ossia assuma le caratteristiche tipiche della comunicazione destinata
a tutti. E dunque si dice un secco no a rubriche dedicate, preferendo
di gran lunga un’attenzione competente all’interno dei palinsesti
radiotelevisivi o nelle sezioni dei settimanali e dei quotidiani. Naturalmente
esiste un problema di professionalità. E mai come quest’anno
ci siamo accorti di quale distanza abissale ancora intercorra tra i reali
problemi delle diverse disabilità e la percezione che ne hanno
i media. Prevale l’idea di un tutto indistinto, e già è
un’impresa quasi ciclopica riuscire a ridurre, nel vocabolario,
il ricorso al termine handicap.
Merita un inciso il successo erosivo e costante che sta riscuotendo, nonostante
la nostra ferma presa di distanza, il termine “diversamente abile”.
Anzi, si potrebbe dire che il 2003 si concluderà sostanzialmente
con lo sdoganamento di questa nuova locuzione, solo nel nostro Paese,
essendo quasi intraducibile, se non con una lunga perifrasi, nelle altre
lingue dell’Europa comunitaria. Un po’ tutti hanno deciso
che questo nuovo termine consente di trattare i temi della disabilità
senza sentirsi troppo in colpa. Hanno contribuito alla deriva linguistica
due persone di grande livello umano e culturale, come Andrea Canevaro
e soprattutto Claudio Imprudente (autore, fra l’altro, di un piacevole
libro, “Una vita imprudente”, edito da Erickson). Il fatto
è che nella logica di Imprudente è del tutto comprensibile,
come lui argomenta, cercare di avere un migliore “biglietto da visita”.
Ma osservando la questione dall’esterno ci si accorge amaramente
di come il termine “diversamente abile” abbia coinciso di
fatto con una strisciante campagna di comunicazione tesa a valorizzare,
nelle disabilità, la comunicazione su chi, in realtà, è
“assai abile”, trascurando, o ignorando del tutto, l’universo
delle persone con maggiori ed evidenti difficoltà, ossia, in buona
sostanza, le vere e proprie persone con disabilità.
E dunque il paradosso di cui parlavo all’inizio sta dispiegando
la sua drammatica efficacia. In Internet il dibattito sull’accessibilità
delle nuove tecnologie è stato sfruttato e alterato in chiave politica,
con la presentazione di innumerevoli disegni di legge, fra cui quello
del ministro dell’Innovazione, che sembrano prescindere, in buona
misura, dalla conoscenza tecnica dei problemi e dall’esperienza
vera maturata sul campo dai pochi esperti degni di questo nome. E anche
tale fenomeno mi pare meritevole di una qualche attenzione nel futuro.
Quanto ai siti, poco da segnalare nell’ambito dei portali generalisti,
e dunque dei luoghi attraverso i quali sarebbe possibile finalmente rompere,
a costo quasi zero (la sola connettività), il muro dell’incomunicabilità
fra mondi diversi. Si è anzi accentuato il fenomeno delle comunità
virtuali dedicate, specialmente dopo il venir meno sostanziale della community
di Superabile.it per le note vicende rispetto alle quali preferisco, per
ovvie ragioni, astenermi da ogni commento. I disabili dunque scrivono,
discutono, chattano, fra di loro. Non si capisce bene perché. Ma
è così. Sembra quasi – altro paradosso – che
la condizione di disabilità stia diventando un hobby, un’occupazione
specifica da tutelare e da chiosare, con i sacerdoti del “politicamente
corretto” o anche del fortemente scorretto, purché fra intimi.
Ho letto messaggi turbati di navigatori che si ritenevano – a torto
o a ragione – “normali”, che sottolineavano la difficoltà
di essere accettati dalla comunità delle persone disabili.
Se questo avviene sulla Rete, è facile comprendere perché
carta stampata e radiotelevisione non riescano a trovare una convincente
chiave di nuova comunicazione, neppure approfittando del 2003. In effetti
il mondo della disabilità è avaro di notizie, ma ricco di
problemi. Per scrivere correttamente rispetto al tema dell’integrazione
scolastica – solo per fare un esempio – occorre avere almeno
una dignitosa conoscenza delle leggi, dell’evoluzione (o involuzione)
del sistema, di quale sia la situazione in Italia e nel resto d’Europa.
Stesso discorso per il lavoro, per i mezzi di trasporto, per il tempo
libero.
La comunicazione “normale” ha invece scelto, in questi mesi,
il silenzio oppure l’inchiesta di routine: ovvero una serie di numeri,
tratti da fonti disparate, e spesso non verificati con nessuno; una o
più interviste a politici o a personaggi curiosi della disabilità;
servizi fotografici di grande effetto, possibilmente un po’ choccanti.
L’esempio più noto è l’inchiesta “Vincere
con l’handicap” pubblicata dal settimanale “Panorama”,
ma non si tratta di un caso isolato.
Non è giusto incolpare di questo unicamente i giornalisti e gli
editori. Esiste obiettivamente un problema più generale: il mondo
delle persone con disabilità, a partire dalle associazioni, fatica
ad autorappresentarsi in modo corretto, ossia documentato, semplice, non
enfatico, non autocelebrativo, non esageratamente polemico. Prevalgono
atteggiamenti narcisistici, protagonismi, opportunismi di carattere politico
(del tutto trasversali rispetto agli schieramenti), paura di esibire bilanci,
cifre, numeri, richieste, realizzazioni, progetti. Ognuno per sé,
e la Fish per tutti. Già, perché gli unici tentativi di
rompere il silenzio in modo puntuale sono venuti, su questioni nodali,
come l’art. 14 della riforma del lavoro – per citare il caso
più evidente – quasi esclusivamente dalla Federazione per
il superamento dell’handicap. Sarà interessante osservare,
di fronte ai probabili ulteriori tagli ai servizi, conseguenti alla nuova
legge finanziaria, quale atteggiamento prevarrà dal punto di vista
della comunicazione: è persino possibile che si scelga, in taluni
casi, il gesto clamoroso, la manifestazione ad uso televisivo, con ciò
contribuendo, ancora una volta, ad accrescere il paradosso della comunicazione
sulla disabilità.
In questo quadro non molto confortante si segnalano infine le abilità
di chi sa dove e come muoversi per valorizzare iniziative del tutto estemporanee:
in effetti non tutti sono bravi a raccontare le fiabe. Qualcuno invece
sì.
(Fonte: www.mobilita.com)
Cosa resterà dell'anno della disabilità?
di Franco Bomprezzi
"Cosa resterà... di questi anni 80?".
Chi non ricorda il nostalgico refrain di questa canzone ormai vecchiotta!
Mi torna in mente adesso. Cosa resterà di questo 2003 speciale?
Ognuno di noi ha la propria risposta personale. In molte famiglie penso
che "il vento di Bari" (chi se lo ricorda più...) non
sia stato neppure una piccola brezza. Presi dalle piccole e grandi angoscie
quotidiane, genitori, fratelli, figli hanno dovuto fare i conti con magre
risorse, servizi centellinati, tanta fatica di vivere. Per altri é
stato l'anno dell'orgoglio. Si può dire: "Finalmente ci siamo
anche noi". Dignità ritrovata o confermata, esposizione nei
media, convegni, tavole rotonde, qualche mostra, una rappresentazione
in teatro, una festa nella propria associazione. Frammenti di normalità,
occasioni di incontro e di relazione sociale, un piccolo venticello di
speranza. Per molti è stato l'anno dell'attesa. Finalmente - si
sono detti - succederà qualcosa di decisivo, di nuovo, di importante.
Hanno aspettato per mesi, hanno letto i giornali, consultato i siti internet,
interrogato gli esperti: attendevano leggi, finanziamenti, piccoli e grandi
interventi concreti a partire da qualche barriera in meno, magari davanti
casa. Ora sono in gran parte delusi. Le aspettative non erano esagerate,
erano solo mal riposte. Perché questo era l'anno della comunicazione
dei diritti e niente più. O niente di meno. Infine, ci sono quelli
che sapevano già da prima che questo era un anno da trascorrere
in trincea, combattendo giorno dopo giorno piccole e grandi scaramucce,
ma difendendo con ogni forza la "linea del Piave", ossia quel
confine dei diritti che passa tra una cultura dei diritti e una della
solidarietà. Ora quei combattenti, spesso silenziosi e poco appariscenti,
sono stanchi ma non sconfitti. Hanno difeso i lineamenti essenziali di
una linea di leggi e di principi che non possono essere messi in discussione,
anche se mancano i soldi, anche se la volontà politica é
debole. Sanno che il 2004 è altrettanto importante, forse di più.
Ora riposano per qualche giorno, e poi ricominceranno il cammino. A loro
resterà del 2003 la soddisfazione di essere stati cittadini attivi.
Non è poco.
(Fonte: www.vita.it)
Il Centro Risorse Handicap č realizzato in collaborazione con la Cooperativa sociale Accaparlante
